La Scamiciata di Fasano
Le radici di un popolo non si leggono solo nei libri di storia, ma si avvertono nel battito orgoglioso di una comunità che, nei secoli, ha saputo farsi scudo e spada. Per Fasano, la “Scamiciata” non è una semplice parentesi folkloristica, ma l’atto fondativo della propria identità moderna. In essa rivive il fremito di quella notte epica del 2 giugno 1678, quando il coraggio dei padri trasformò un’incursione di terrore in una vittoria leggendaria contro l’invasore turco. È il racconto di un popolo che ha saputo difendere la propria terra e la propria fede, un’eredità che oggi risuona tra le pietre bianche del borgo e nel fasto del suo celebre Corteo Storico.
L’Origine del Nome
Perché si chiama "Scamiciata"?
Per penetrare il segreto di questo nome, dobbiamo affidarci alle preziose memorie difensive di Monsignor Capece-Latro, Arcivescovo di Taranto, redatte nel 1788. In quell’anno, l’alto prelato dovette difendere la festa davanti al tribunale borbonico, che sospettava tali manifestazioni di alimentare disordini civili.
Dagli scritti di Capece-Latro emerge una distinzione filologica fondamentale: il termine originario appariva spesso come “Scammisciata” (con la doppia ‘m’). Il nome deriva dalla “sovracamiscia bianca” indossata dai cittadini durante l’offerta della cera al Santo Protettore. L’Arcivescovo chiarì che non si trattava affatto di una processione religiosa formale — data l’assenza di clero, icone sacre o inni liturgici — bensì di una “visita” popolare dal carattere squisitamente laico e militare. Era un omaggio carico di “aria guerriera”, dove finti combattimenti e parate d’armi celebravano il valore civile dei fasanesi prima ancora della loro devozione.
Il Contesto Storico:
Fasano e i Cavalieri di Malta
Il destino di Fasano è indissolubilmente legato all’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme (Cavalieri di Malta). Un legame iniziato nell’XI secolo e sancito da concessioni feudali dirette, dette “in capite”, da parte del sovrano. L’evoluzione dell’Ordine fu segnata da passaggi cruciali:
- 1113: Papa Pasquale II approva l’istituzione dell’Ospedale a Gerusalemme.
- 19 giugno 1120: Con la Bolla Ad hoc nos disponente domino, Papa Callisto II autorizza i Giovanniti alla difesa armata dei pellegrini contro gli infedeli.
Nel 1435, la Commenda di Santo Stefano fu elevata a Baliaggio, rendendo Fasano e Putignano pilastri economici per il mantenimento dell’esercito dell’Ordine. Tre figure titaniche hanno forgiato il volto della città:
- Giovan Battista Carafa: Il primo Balì di Santo Stefano, colui che cinse Fasano di possenti mura e torri difensive.
- Fra Girolamo Avogadro: Nominato “Primus Prior” nel 1589, restaurò il Palazzo Baiulare e fu un pioniere della carità. Insieme a Giovanni Calefato, fondò nel 1588 il primo nucleo dell’Ospedale Civile.
- Fra Giovanbattista Brancaccio: Balì nel 1678, fu un uomo d’arme e di governo, ricoprendo le cariche di Ammiraglio e Generale di Artiglieria.
I Preparativi e il Difensore
Fra Silvio Zurla da Crema
Mentre il Balì Brancaccio risiedeva a Napoli, la protezione del territorio fu affidata al suo Luogotenente, Fra Silvio Zurla da Crema, figura leggendaria dell’epopea giovannita. Già Commendatore di Santa Maria di Picciano (Matera), Zurla era un veterano indurito dai ferini scontri di Rodi e dalla guerra di Candia, celebre per essere stato tra i primi a scalare eroicamente le galee turche in battaglia.
Giunto a Fasano, Zurla non si limitò a comandare, ma istruì:
- L’Addestramento: Trasformò i contadini in milizia cittadina, trasmettendo loro la scienza militare dei Cavalieri.
- Le Fortificazioni: Già dal marzo 1678, sotto la sua guida, fu fortificata la Chiesa Madre e vennero munite le masserie strategiche lungo la direttrice tra la marina e il centro abitato.
- La Sentinella: Istituì posti di guardia permanenti, dall’astrico di San Nicola fino ai casali rurali. Grazie a lui, Fasano non fu sorpresa, ma si fece trovare pronta.
La Notte dell’Attacco
2 Giugno 1678
L’estate del 1678 era iniziata sotto un clima insolitamente gelido; le cronache del tempo ricordano che perfino i frutti stentavano a maturare. In quell’atmosfera cupa, la minaccia emerse dal mare.
- Lo Sbarco: Quattro galeotte saracene approdarono ai fiumi di Torre Canne. Circa 400 uomini sbarcarono, di cui 300 iniziarono la marcia verso il borgo.
- Il Tradimento e il Castigo: I turchi erano guidati da un rinnegato monopolitano, tale Pagliara detto “Uscapagghiar”. Tuttavia, colti dal sospetto di un’imboscata nel buio della notte, i saraceni lo uccisero brutalmente, finendo per squartarlo nei pressi di Vignamarina.
- L’Allarme: Quando gli invasori penetrarono nel borgo sprovvisto di mura, le sentinelle non tardarono. Il segnale rimbalzò rapidissimo fino al Castello di Santo Stefano.
- La Difesa Urbana: I fasanesi, scossi dal sonno, reagirono con una ferocia inaspettata. Si combatté ovunque: “dai tetti delle case, dalle finestre, altri con gli schioppi, altri con pietre”. La tradizione rammenta un turco abbattuto in via Fogazzaro da un pesante blocco di tufo lanciato da una finestra mentre inseguiva una fanciulla.
- Lo Scontro Finale: Vista la mala parata, i nemici finsero la ritirata rifugiandosi nella vallata dell’Orto Abate Lonardo. Lì ebbe luogo un corpo a corpo cruento durato un’ora.
Il bilancio fu glorioso quanto tragico: 21 nemici uccisi sul campo e 110 catturati successivamente in mare presso Gallipoli dalle galere maltesi. Tra i fasanesi si contarono 7 caduti, tra cui l’eroica guardia perticaria Ascanio Leone.
Eredità e Commemorazione
L’Orto della Patria
L’Orto Abate Lonardo, bagnato dal sangue della battaglia, fu da allora ribattezzato “Orto della Patria”, divenendo il sacrario dove trovarono sepoltura i caduti nemici.
Nel dicembre dello stesso 1678, il sindaco Pompeo Mignozza volle che il valore dei cittadini fosse scolpito nel marmo. Fece affiggere una lapide commemorativa sulla chiesetta della Madonna della Grazia. Quando, secoli dopo, la chiesa fu demolita per far posto alla dimora della famiglia Bianco, la lapide fu preservata e incastonata sulla facciata del Palazzo Bianco in via del Balì, dove resiste ancora oggi ai morsi del tempo.
Lo storico Giacinto Bianco, traducendo l’iscrizione ormai erosa, ne salvò lo spirito epico:
“I cittadini, scossi dal sonno, e rianimatisi alla difesa, si battettero dai tetti delle case, dalle finestre…”
Oggi quel coraggio non è svanito. Ogni anno, Fasano rievoca quelle ore di gloria con il Corteo Storico de “La Scamiciata”. Non è solo una sfilata di vessilli e costumi, ma il solenne ringraziamento di una città che non dimentica chi, con la camicia bianca e il cuore saldo, scelse di non arrendersi.